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Riflessioni
In questa pagina raccogliamo alcuni spunti di riflessione intorno ai temi trattati all'interno della nostra associazione
gennaio 2012
Fra gli 8.000.000 e passa di poveri si trova anche qualche
cosa di importante, di molto importante.
Oggi mi ha chiamato E. L’avevamo aiutato a Natale ed anche
prima. E. è un nostro amico. Quando chiama ha da raccontare
qualche cosa che pensa importante oppure ha bisogno. Gli rispondo
richiamandolo col cellulare per non farlo pagare troppo. Mi dice che
non sta tanto bene ma che ha bisogno subito di 30 euro. Trenta euro.
Come i denari. Mi informa che siccome pioviggina non riesce ad
andare a chiedere l’elemosina sul sagrato della chiesa: poche
persone. Ma mi vuole anche vedere. Ci diamo un appuntamento dalle
parti del teatro romano. Arrivo ma non lo vedo. Sento ad un tratto
la sua voce. Si sta mettendo d’accordo con alcune lavoratrici del
negozio di fronte per aiutarle, il giorno seguente, a mettere a
posto gli scatoloni. Ci abbracciamo: era sulla strada perché pensava
che arrivassi in macchina, invece no, ero a piedi. I trenta euro.
Per cosa? Per comprare una vestaglia ad una signora molto anziana
che è stata ricoverata improvvisamente per una reazione allergica ai
farmaci. Voleva che l’accompagnassi a scegliere la vestaglia…. poi
gliela avrebbe portata in ospedale.
Chissà se le varie lady e i vari sir “spread“
arriveranno un più speditamente alla lettera ‘s’ sul loro dizionario
personale: dove ‘s’ sta per solidarietà ed affettività. Anche
l’Europa non vive senza esse. Oppure penseranno ancora che la
solidarietà e l’affettività è roba per gli 8milioni e passa di
poveri italici e basta.
ottobre
Falso allarme
L’apocalisse è rinviata a data da destinarsi
Ricapitolando. L’Europa non è esplosa. La Germania non è uscita
dall’euro. La Grecia nemmeno. L’Italia non è stata espulsa per
indegnità. La Spagna è considerata praticamente fuori pericolo. Di
Irlanda e Portogallo non si parla nemmeno più. Il Bundestag ha
approvato preventivamente senza fare storie. Slovacchi, finlandesi,
austriaci e olandesi, solitamente malmostosi in prossimità delle
grandi riunioni europee, sono stati silenziosi e collaborativi.
Le banche, volenti o nolenti, si ricapitalizzeranno. Ad addolcire di
molto le loro pene, se è vero quanto ha scritto Les Echos,
provvederà l’autorità bancaria europea, l’Eba, che le autorizzerà a
computare nel capitale i CoCos, obbligazioni ad alto rendimento
convertibili in azioni in caso di pericolo per la sopravvivenza
della banca. [Continua
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27 ottobre 2011
I Guasta-Feste
(uno sguardo ai moti provocati dal ribollire e sobbollire
sociale)
Sembrava che la lettera (segreta prima e poi pubblicata a destra e a
manca) della Banca centrale europea firmata da Trichet (oggi in
para-pensione) e Draghi (past governatore della banca d’Italia e
prossimo all’insediamento al vertice della Bce) mettesse fine al
fermo di tutto ciò che i governi e i parlamenti della nostra Italia
erano riusciti ad imporre per la loro sopravvivenza e per il quieto
prosperare delle corporazioni. Ma anche in questo caso abbiamo visto
che se queste nostrane ed importanti istituzioni avessero messo in
forma le raccomandazioni della Bce avrebbero disatteso ampiamente la
loro auto poiesi, il loro galleggiamento. E così è stato: non si fa;
ma si rende pubblica la nota cercando di salvare se stessi anche con
l’additare le pensioni come il male assoluto guardandosi bene dall’
entrare nei necessari ed opportuni distinguo. Il “dagli” alle
pensioni diventa uno sport di caccia condiviso. Sotto sotto si
vorrebbe che altri facessero, scotomizzando cioè non vedendo
l’esempio che si dà e quanto altri abbiano inteso lo stato come
malloppo da spartirsi. Sicuramente noi cittadini subiremo stress e
riduzioni di benessere, collettivamente ed individualmente. [Continua
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Sant'Antonio, A.D. 2011
Trovarsi a Camposanpiero alla Chiesetta del Noce - dove più o meno
800 anni fa c’era il noce da cui Sant’ Antonio da Padova predicava -
per un incontro mondano (ma sarà proprio tale?) come è il convegno
internazionale che ha per oggetto “La donna e il sogno” ha
significato incontrare le parole del santo. Non era nella scaletta,
ma le parole di sant’Antonio ci sono venute incontro fra le
quercette che adornano il canale e i lati del vialetto. Parole dei
suoi sermoni. Mentre migliaia e migliaia di persone – giovani e
diversamente giovani – in tutto il mondo marciavano per dire la
loro; per dire basta ai nanosecondi con cui la finanza del mondo
gioca allo scoperto riuscendo addirittura a vendere ciò che non ha
(scoperto appunto) e gli stessi debiti che ha fatto e che sta
facendo. Una finanza che vende e svende fiducia, rapporti virtuali.
Ma che crea povertà. Wall Street, Borse, F.M.I., Bce, Spread, banche
e Istituti Bancari, City, Indice Hang Seng, AAA…. Le parole di
verità della gente comune, ordinary people, giovani, anziani
diventano verità che in certi ambienti non si vuole sentire perché
la verità suscita odio per cui la prova del silenzio deve ricadere
per forza su chi vorrebbe dire, urlare, proferire verità. Silenzio,
allora. Prendere a modello la cultura dei mondani. Lo diceva già
Sant’Antonio! Dire la verità, a costo di apparire naif, viste la
tante verità-relative a cui ci ha abituato il nichilismo fai date
con la debolezza del pensiero, diventa dirompente, scandaloso. Per
questo vediamo la polizia e la sentiamo dire “let movi” perche sia
sempre libero lo spazio attorno ai templi dei giochi finanziari. Sia
mai! Nessuna verità deve fermare il giocattolo dei finanzieri
potenti. Alla domanda “chi è più bestia noi o gli animali?” sant’Antonio
rispose”gli avari, gli usurai”. “I primi generano i secondi. Si sono
impadroniti di tutto il mondo. Hanno denti da leone. Sono bestie
feroci che si straziano la mente per accumulare. Animali piccoli
apparentemente misericordiosi. Succhiamo il sangue dei poveri, li
stritolano insensibili al loro pianto. Hanno due pesi e due misure.”
Ma possono andare in Paradiso? Il santo dice si, se si tolgono il
sudiciume dagli orecchi del cuore, se si pentono, se si convertono.
La forza del perdono c’è sempre. Non è da poco, essere cristiani,
conoscere il perdono. E non è poca cosa rileggere queste parole
dette e scritte da sant’Antonio in questi periodi di gravi crisi.
Ricordarsi di avere le orecchie del cuore ci riporta all’immagine
agostiniana che invita ad ascoltare col cuore. Ma se le orecchie
sono piene di cerume, di lordura la voce, le parole dell’altro non
sono sentite. La sordità procurata dalla ricchezza sta
nell’immondizia dell’accumulazione alienata ed alienante.
Augusto Debernardi
settembre
Ci mancava anche questa: un signore (facoltoso) catturato anni fa
dalla giustizia statunitense per più che possibili abusi
all’infanzia si dedica al volontariato dopo essere sfuggito alle
pene americane. Torna nella sua città – Trieste – grazie a vari
affidavit firmati da persone importanti e si riabilita entrando nel
volontariato; forse la sua coscienza si converte. Istituzioni laiche
e cattoliche lo accolgono e gli danno una mano e ricevono degli
aiuti. Trionfo del perdono! Ad un certo punto appare, dopo aver
aiutato barboni e derelitti, anche in un girotondo festoso con dei
bambini. Qualche timore parte dai genitori e un sacerdote ne
raccoglie le trepidazioni e, dopo essersi rivolto alle laiche
istituzioni con poca risposta, lancia il suo strale preoccupato
attraverso i media. Intanto si apprende che pure il sindaco di
Trieste ha partecipato alla festa, insieme. Sinteticamente: tutto
ciò che è esibizione ed ostentazione è stato rispettato; tutto ciò
che è riservatezza è stato disatteso. Per ora siamo ad un assessore
comunale che dice che è felice di essersi sbattezzato. Altri pensano
che la grandezza della chiesa stia proprio nelle polarità di chi
tollera e di chi teme e forse nemmeno censura ma risente della
inconcludenza dei richiami e se ne preoccupa. Uno squallore che ha
moltissimo a che fare con quel ponte che il perdono cristiano
edifica continuamente nonostante le altrettanto continue
distruzioni, troppo spesso, figlie dei rapporti sociali mediati
dall’immagine. Sarà per questo che altri derelitti o rei giacciono
nell'abbandono non essendo abbastanza facoltosi.
Con l’amarezza in aumento si potrebbe concludere con l’occhio
rivolto alla laicità in maniera “laicamente iconoclasta”: un tempo
si compravano le indulgenze, oggi si ha il volontariato. Per questa
ragione l’essere volontari necessita di tutele e rumori assai
ovattati, affinchè le “buone pratiche” restino tali, quando ci sono,
e non siano limitate ad un’etichetta.
Augusto Debernardi (sociologo clinico)
Di fronte alla catastrofe
Parecchie persone - non certo moltitudini - mi hanno domandato come
mai in questa fase politica e di crisi sociale non abbiamo
gambizzazioni e pallottole d’argento. Senza scomodare le visioni più
fosche e paranoidee a cui certa politica e certe istituzioni ci
hanno allenato attraverso le loro trame e depistaggi rispondo
scomodando una vecchia metodologia psichiatrica prodotta sulla fine
degli anni ’60 da una psichiatra svizzera. Con essa si evidenzia la
seguente sequenza di risposta di fronte alla notizia della morte o
della catastrofe. Si incomincia negando il problema (no, non è così,
non sarà così); poi scatta la rabbia (non è giusto, non ha senso che
capiti a me, si incolpa qualcuno – anche gli stati fanno esattamente
così! -); si passa alla negoziazione (basta curarsi, applicare
qualche correttivo salutistico, prendiamo tempo cioè); poi arriva la
depressione (non c’è niente da fare, siamo in balia, meglio
rifugiarsi in noi stessi e basta) ed infine si accetta e SI TACE e
ci si isola ancor più. Negli stati di fronte alle catastrofi accade
più o meno la stessa cosa. Accadono anche brevi e violente
arrabbiature di piazza, ma non organizzate e perseveranti ma assai
caratterizzanti la nostra società occidentale ad esempio con la
devastazione di negozi e centri commerciali. Senza scomodare mille
analisi i fatti di violenza collettiva accadono semplicemente
perché si può! (come possono i vari governanti della cosa
pubblica aumentare del 150% le trasse magari attraverso l’accensione
di debiti collettivi!!) Ma anche i cosiddetti mercati, allenati come
sono ad una visione novecentesca delle cose sociali (quando le masse
finivano irreggimentate negli eserciti e mandate a morire) sono
supini e per niente fantasiosi e giocano a scommettere sul default
anche degli stati… per guadagnare subito. Hanno "solo" più potere di
altri (finanziariamente) perché glielo hanno lasciato intatto ed
anche fatto prosperare. Ma molta parte della popolazione, ovviamente
per la sequenza su esposta, continua a votare gli stessi
schieramenti (e le stesse persone) che hanno contribuito al disastro
che non è frutto del solito ed unico tiranno. Intanto i consumi di
frutta e verdura diminuiscono ma non quelli dei dolci e dei grassi.
Flessibilità e coesione diventano indispensabili oltre che molto
ragionevoli ed emotivamente valide. Però sono cose a “noi-cittadini”
abbastanza precluse e difficilmente raggiungibili (ma non
impossibili) visti gli inni all’individualismo in tutte le sue forme
che i vari sacerdoti delle varie e multiforme caste hanno elevato. E
in questi peana vanno compresi i più gravi cioè quelli prodotti
dagli egoismi istituzionali che fondano proprio le caste e le
corporazioni. In ottemperanza al dettato della società dello
spettacolo e della falsità come verità.
Augusto Debernardi (sociologo clinico e presidente di Iniziativa
Europea)
Fra caste e istituzioni poco caste... non appisoliamoci
Viviamo tempi curiosi con istituzioni altrettanto curiose anche
quando vorrebbero stimolarci. E così, grazie alla dimensione
comunitaria europea, abbiamo il Pisus che non vuol dire ‘pisolo’ od
altro ma “piano integrato di sviluppo urbano sostenibile”. Gli
assessori comunali triestini chiamano a raccolta aziende e
quant’altro: soldi comunitari in vista. Pisus è un acronimo.. ma
qualche volta gli acronimi additano il motto di spirito!
Siamo in peno “magazzino 26”, dove ci sta una ‘biennale diffusa’ che
attraverso l’idea dell’arte è riuscita a far trionfare ogni tipo di
deroga edilizia e non solo. Infatti tratti del porto vecchio di
Trieste sono stati segnati dalla più totale cultura della deroga
della deroga: deroga per gli impianti di ogni ordine e grado, fogne
comprese, energia idem. Bene: deroghiamo. Con l’arte è più facile.
Ma non vorremo del tutto derogarci dalle preoccupazioni perché
assessori comunali e sindaci vedrebbero bene qualche edificazione a
firma Ater anche in zona porto vecchio: magazzino 26 docet e batte
la pista. Uno sguardo al popolo più popolo salva la coscienza. Bene.
Domanda: ma si è proprio certi che sia ancora il caso di costruire
del nuovo, trasformando, di fatto, aspetti di ambienti storici in
meri centri commerciali che alla sera diventano deserti come tutte
le zone commerciali a meno che non siano riempiti da gazebo per
qualche più o meno assurda fieretta o da qualche avventore
schiamazzante di bar e bevitoria? Molti, troppi centri storici di
città importanti – la stessa Roma e San Marino – hanno avuto questa
sorte. Il punto ovvio è che non sono i piani la soluzione ma la
politica. Riuscirà costei a dire basta… a inventare una agenzia per
l’affitto affinchè garantisca anche i privati cittadini dalle
insolvenze di affittuari poveri o senza scrupoli ed affinchè si dia
una risistemata fondamentale alle case vecchie, abbruttite dal tempo
e che richiedono investimenti seri? E magari crediti davvero
agevolati per ridare senso ad una città dagli edifici non proprio
sempre attraenti. Mi pare che un certo sig. Soru in un’isola del mar
Mediterraneo abbia varato propria una legge che recita “per cinque
anni nessuna nuova costruzione”. Dice qualche cosa o solo addita
sconfitte politiche anche se poi sembrano ritorcersi contro gli
eletti vincitori?
Augusto Debernardi
Debito pubblico e patrimonio (pubblico)
I tempi di bancarotta allertano tutti, anche quei ricchi per bene
che invocano una imposta sui loro patrimoni. Il rumore del banco
rotto stimola a qualche ragionamento naif. Senza tavoli di mezzo, ma
prendendo informazioni di qua e di là. Debito pubblico pari a
1900,00 miliardi di €, cioè il 120% del nostro vecchio PIL.
Riflessione: ma lo stato, cioè tutti noi, non è che non abbiamo dei
patrimoni? Uno studio del ministero del tesoro valuta il patrimonio
pubblico pari a 1800miliardi di euro. Ci siamo quasi. E parte di
questo patrimonio sta nelle pance degli enti locali, regioni
comprese, che sono a loro volta indebitate. Se solo questi enti
dismettessero il loro patrimonio – quello non strettamente
necessario ai compiti istituzionali – si calcola che diminuiremmo il
debito complessivo e di colpo di 6 (sei) punti di Pil. Mica male. Se
qualcuno è scettico e vuole completare il ragionamento che propongo
potrebbe rivolgersi al senatore Nicola Rossi, già esperto del
presidente D’Alema. Non sempre i “rottamandi” sono alieni da idee
sensate. Ma le caste e castine?
Augusto Debernardi (sociologo clinico)
agosto
Debitocrazia: un tema non da poco
Ci siamo: siamo arrivati ad essere governati dal “debito”. Veramente
da chi lo ha contratto e fatto alimentare. Si vede proprio,
nonostante gli insegnamenti dei più grandi filosofi – come Agamben –
, che c’è una pesante differenza fra democrazia e legittimazione del
potere. Democrazia è una forma di governo, punto. E proprio per
questo ci sono molti cittadini che non si sentono affatto
corresponsabili del debito accumulato. Accumulato da chi? Coloro che
non si sentono produttori del debito sono quei cittadini che hanno
ipotecato la casa per poi pagarsi il mutuo; quelli che hanno
contratto debiti quando non potevano farne a meno e ne hanno pagato
la restituzione e gli interessi. Sono quei cittadini che non hanno
mai fatto debiti. Per rendere le cose più semplici ed elementari:
perché dovrebbero essere corresponsabili del debito provocato dalla
corruzione o dagli espedienti legali per ottenere dei sovrapprezzi
rispetto a quanto espresso al momento delle gare da imprenditori con
studi legali coi fiocchi? Oppure per avere entificato a dismisura la
società? Già… perché? Perché maggiore povertà diffusa e aumento
dell’ansia a senso unico?
Augusto Debernardi (sociologo clinico)
giugno
Le strane associazioni di alcune parole: “Guru “e accuse
(contabili)
La parola “guru” è spesso associata alle questioni contabili.
Basta pensare cosa accade nelle alte sfere del potere della nostra
Italia o dalle parte di cifrematici famosi. Ma anche dalle nostre
parti. Possiamo rilevare che l’uso del vocabolo “guru” (che
propriamente indica il maestro spirituale indiano) anche quando è
fatto in maniera chiaramente affettuosa o quasi esprime e nasconde
il motto di spirito, la bonaria presa in giro. Un sottile
espediente, assai insidioso, perché propaga il senso esattamente
contrario al significato letterale. Lo hanno usato in molti, a
Trieste, per indicare l’ex direttore della sanità triestina quando
era all’apice del comando. Bonariamente, come si diceva. Ma è
proprio così? Quali rimandi vediamo? Spesso accade che al di là
della censura espressa della sentenza 5259 della Corte di Cassazione
– che stabiliva appunto l’uso offensivo del termine – le persone nel
corso della loro vita si trovano a ricercare qualcuno in cui avere
completa fiducia. Cercano di essere guidate, comandate. Ed
ovviamente ci sono persone a cui piace moltissimo avere dei seguaci
fedeli. Dove fedeltà vuol dire assenso e consenso totale. Succede
moltissimo anche nella sanità (e nella politica) dove l’attribuzione
di carisma e di competenze e di potere è pari a quello che la
persona promana e costruisce o millanta. Ciò accade vuoi per
l’anelito di una guarigione vuoi per una carriera o spazio
espressivo e valorizzante. Sotto un aspetto più generale il “guru”
diventa un capo-supplemento assai complementare alla società delle
imprese nella quale il sé è il capitale da valorizzare e dunque,
rispolverando il vecchio Freud, la separazione fra Io e ideale
dell’Io non è molto sviluppata. Così il capo-supplemento – detto nel
lessico comune “guru” – non è altro che un imprenditore che dà
l’impressione di una sua maggiore forza e libertà (libidica). La
società dello spettacolo lo permette alla grande. Ci avviluppa,
tutti. E i poteri-veri sono disperatamente presi nella ricerca di
primeggiare.
Augusto Debernardi (sociologo clinico)
Non è sufficiente il concetto di rete per fare Europa.
E’ da poco passato il 74° anniversario della morte di Carlo Rosselli
(9 giugno) che ci ricordava con la sua frase "Oggi in Spagna, domani
in Europa" che i paesi sono passibili di legami, hanno destini più
in comune di quanto si pensi e che la libertà esige dei prezzi. I
Greci stanno annaspando in un debito difficile e importante ma anche
altri paesi come il nostro non è che stiano lì per ridersela.
Proprio no. La parola lavoro sembra diventata sesquipedale
(ampollosa) mentre è sempre uno strumento indispensabile per il
genere umano. Nel piccolo avevamo varato una narrazione collettiva
“Lavoro-Impresa: andata|ritorno”. (sarà presto sul sito web di
iniziativa europea). Il lavoro non è un optional o privilegio. Né lo
è il reddito da cittadinanza. Oggi abbiamo la Fiom a Bologna sul
tema lavoro e altri due grandi sindacati CISL e Uil che richiedono
la riforma del fisco. E ci aggiungono la loro prestanza muscolare
che non mancherà di chiamare adepti al ventilato sciopero generale.
E intanto in Spagna il PP ha la più forte concentrazione di potere
municipale della storia repubblicana spagnola. Un monito per tutti.
Come pure il “game over” della continuità del potere governativo
italiano. L’Europa è chiamata a scegliere (vale dire le ns. forze
politiche) fra stati federali europei oppure rafforzamento dei
poteri degli stati singoli. Una cosa è certa: non si potrà sostenere
come ha fatto l’Italia - fino a domani - un impianto di poteri
pubblici inalterati dal tempo del fascismo e nonostante il crollo
del muro fra comunismo e capitalismo. L’esistenza di tale pesante ed
invadente impianto statale di casa nostra ha permesso la
proliferazioni di inutili centri decisionali (entificazione della
società) che mettono in crisi la democrazia impedendo espressioni
diverse, ascolti diversi, relazioni diverse, equità distributiva ed
impositiva. Democrazia cioè.
Augusto Debernardi (sociologo clinico)
La seguente riflessione, ha provocato un piccolo dibattito sul
sito del Gazzettino.
Bossi-Fini lasciano il nome su una legge che dà il colpo di
grazia alle già sgangherate carceri italiane, affollate per il 165%
della loro capienza. Tale legge dà anche una bella spinta
all’autoritarismo collettivo. Tutti sanno, cioè coloro che un po’ di
studi fanno sul serio, che l’immigrazione è il prodotto di due
grandi fattori: push (spinta) e pull (attrazione). Spinta
all’emigrazione sono le guerre, le carestie, i regimi del terrore e
della tortura che vanno sempre a braccetto. Richiamo od attrazione
all’immigrazione sono le imprese e le microimprese che necessitano
di lavoro e le famiglie che necessitano di badanti.
Continua la lettura.
aprile
In riferimento agli “stati generali della cultura” svoltisi ad
Udine il 16 marzo sc. ed a cui non abbiamo potuto partecipare causa
malattia porgiamo questo nostro documento allegato. La ns.
Associazione è impegnata in questo dominio e pertanto si permette di
porgere alcune sue osservazioni in merito e richiede anche di essere
invitata alle commissioni di studio che seguiranno.
Marzo
E ci risiamo… altri venti di guerra!
Ricordiamoci l’art. 11 della nostra Costituzione:
< L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla
libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con
gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale
scopo.>
Un articolo che va letto tutto perché ammette che “L'Italia
accetta di limitare la propria sovranità a favore delle
organizzazioni internazionali che promuovono la pace e la giustizia
(come l'ONU)[...]
Continua la lettura
febbraio
Potremo ancora farla franca?
Il Nord Africa che si affaccia sul mare nostrum
(Mediterraneo) ha avuto un contagio a dir poco impressionante: moti
popolari su tutta la sua fascia costiera. Moti come quelli che si
studiavano sui sussidiari di un tempo cambiano le caste del potere.
Anche di quello che pareva il più solido. Che il ceto medio, la
borghesia nascente abbia avuto un ruolo fino a ieri sottovalutato?
Oppure che il “pane” sia stato il determinante più forte? Sì,
proprio il ‘pane’, quella cosa di cui il libro di Predrag Matvejević
parla con dovizie, “Pane nostrum”. Nostrum come il mare che ci
unisce tutti. Se così è non possiamo non dirci che agenti finanziari
si stanno prodigando per stimolare i risparmiatori a comprare titoli
(derivati poi) di compagnie che trattano le materie prime,
alimentari compresi. Quei chicchi di granaglie e quelle farine con
cui si fa il pane nostrum. Che costa di più. E si vede. Latouche,
l’economista della decrescita, prevede crisi alimentari fra un mezzo
secolo. In realtà non proprio pochi di quelli che compongono il
“patrimonio dell’umanità” soffrono già oggi la fame e non hanno
soldi per comprare il cibo primario. Esiti di speculazione? Quasi
sicuramente si, anche con molti distinguo. Forse gli economisti
hanno quasi ragione a distinguere. Però la domanda di un bene come
il pane fa sorgere una domanda per un bene ancora più grande: la
libertà. Ecco ristabilita quella gerarchia di valori che tutto il
nostro sistema di dipendenza dagli oggetti ha voluto NEGARE a favore
di un godimento diffusamente obbligatorio, senza desiderio. Per noi
del nord del “mare nostrum” diventa difficile farla franca anche se
ci accorgiamo che l’autostima e l’autoincensamento del nostro
“premier homme” non manca affatto e sta lì come per consolarci.
Augusto Debernardi (sociologo clinico)
Il Piccolo, 24 febbraio 2011
Noi: Bambini di Noè
Chi aveva mai pensato a Noè come una sorta di collezionista? Uno
dei più antichi, se non il primo collezionista della storia. Ma c’è
anche chi, oggi, mette da parte gli oggetti come le parole e le
conserva con dei libri. Le parole ci dicono qualche cosa e sono
l’obiettivo del nostro lavoro associativo. I libri sicuramente
durano molto di più dei dischetti e delle chiavette. Per noi, come
per il poeta, nessun nome può essere scritto sull’acqua. Ci proviamo
allora. Anche con Trieste Scrive. Scrivono in tanti, anche se tutto
sembra solo elettronico e la politica sembra solo schiava del
potere. Anzi noi e i ‘capi’ì tutti costretti al godimento senza
fine, senza desiderio. Dipendiamo dagli oggetti, dal danaro. Ma,
ritornando a raccogliere parole e custodirle, diamo il nostro
contributo affinchè il mondo riconosca e dichiari che “l’uomo è
patrimonio dell’umanità”. Quando ciò avverrà le barche e i barconi
saranno pieni di “patrimoni dell’umanità” e non di “diversi”. E così
le carceri, gli ospedali, le scuole. Silvano Agosti ha presentato
una precisa richiesta all’Unesco in tal senso lasciandoci sperare
che anche oggi c’è qualcosa da collezionare oltre i pokémon, le
figurine, i bakugan, i soldi, i problemi procuratici dai signori e
signore di tutte le taglie.
Augusto Debernardi
Il Piccolo, 20 febbraio 2011
VOLONTARIATO
«Poesia e rivoluzione»
Le donne di molte città italiane, domenica, portavano una sciarpa
bianca. Nella tradizione cinese e' indiana il bianco è segno di
lutto, di fantasmi. Dalle nostre parti è segno di purezza, di
solennità liturgica e per i movimenti femministi indica la violenza
contro le donne. Per non essere troppo distratti qualcuno portava il
bianco e il nero: contro l'incuria dilagante, contro la voragine
politica. Noi abbiamo provato a resistere così: con i nostri amici
siamo riusciti a far fare un libro che si chiama «poesia e
rivoluzione» (la poetica del Che) che per sollevare un po' di
sensibilizzazione negli studenti dell'Uni-versità di Trieste -
grazie a docenti come Prenz, Palmisano. Ferracuti et alter - e
indirizzarla all'Hogar (focolaio) Guadalupe (il nome é quello della
Vergine) ad Asunción in Paraguay e raccogliere per loro un po' di
euro. Alcuni lo dicono volontariato. Altri dicono che bisogna
pensare ai cavoli nostrani e storcono la bocca. Alla luce. di quel
che é accaduto dalle parti di Roma immaginiamo che ci vuole una
giustizia enorme per dare ragione della morte di quei 4 bambini
uccisi dal fuoco della loro baracca. Uccisi dalla noncuranza di
genitori che li hanno lasciati soli, dalla inettitudine a un lavoro
che non c'è, dall'incuria di una politica senza fondo, da
un'immagine astratta e irreale della donna e dei corpi umani - anche
di quelli che attraversano il canale di Sicilia, dalla demagogia che
non manca mai, dalla retorica ipocrita. dalla mancanza di casette.
Solo un Dio che sappia piallare le assi per le pareti della casa e
poi le vernici. ci metta gli impianti, l'arredi e dica “ecco, è per
voi”... solo un Dio molto amorevole e dunque paziente e perseverante
saprà dare una casa (eterna) a questi piccoli che come quelli di
Asunción e di tanti altri luoghi pagano prezzi scaricati su di loro
dai grandi di tutte le taglie. Una casa in cui anche questi grandi
di tutte le taglie fra non molto potranno essere accolti. Noi ci
accontentiamo di piallare almeno un'asse in tutta la nostra piccola
vita o di dare una pennellata sghemba. Siamo certi che ci siano
molte più persone capaci di imitare minimamente, umilmente questo
grande Dio e trovare così su una strada sensata per un po’ di
diritti e un po' di giustizia.
Augusto Debernardi e Marina Moretti
Il Piccolo, 11 febbraio 2011
PREMIER ED ESCORT
«Alla politica serve un nuovo rinascimento»
di Augusto Debernardi sociologo clinico
Il mio caro amico Dario mi ha mandato via e-mail una sintesi della
nostra storia. Gli sono bastati tre disegni o bozzetti. Il primo
rappresenta Giulio Cesare con il gladio sguainato: il secondo
Mussolini con il braccio alzato; il terzo è dato da un piccoletto in
mutande che ha alzato qualcosa altro. Al bar del circolo si sorride
anche cosi. Il fatto però ha una sua complessità ben più
aggrovigliata, che per una serie di ragioni mi fa stare alieno dalle
coorti di tutti coloro che gonfiano il torace di indignazione. Anzi,
mi domando come si potrebbe chiamare quella rivoluzione, pardon,
spallata che alcuni politici sembrano voler indicare al loro popolo
nascondendo la mano ed evocando il Nord Africa mediterraneo. Mi sa
che verrà chiamata "rivoluzione del fallo". Cosi preferisco
ricordarmi dello Spirito Santo. Sarà per questo che mi viene in
mente un'immagine: i vasi delle Danaidi. Le Danaidi avevano ucciso i
loro mariti ed erano state condannate a riempire vasi che non
avevano fondo. Dove va quell'acqua? E la metafora lacaniana
dell'impossibilità di misurare il godimento né di contenerlo. Come
ci diceva Preti(' è solo il fallo ad essere felice, non il suo
portatore che sempre è costretto all'ignoranza nei confronti della
sessualità femminile. La soddisfazione pulsionale è sempre
imperfetta. Resta la domanda: come faremo mai a riempire le botti di
una politica senza fondo? Avremo bisogno di un nuovo rinascimento
che sappia ridestare i capitalisti nel loro inopinato sciopero, i
politici succubi del potere qualunque. il popolo e meno Tartuffe con
le neo cabale dei devoti.
Il welfare, la crisi, i diritti: rispondiamo col budget di
cura autogestito
di Augusto Debernardi (sociologo clinico)
Quando i venti della globalizzazione hanno incominciato a spirare
sempre più forte hanno trovato il campo libero dai mille concetti
che parevano radicati e pronti alla nostra difesa. Come il rapporto
fra lavoro e capitale, fra lavoro e impresa, fra cittadinanza e
tutela certa da parte dello stato. Il concetto di società si è
liquefatto e al massimo si sente dire della rete. Il vero è che il
saggio di remunerazione del capitale “industriale” - che è stato
sempre più spostato verso l’alto come se anche nel settore
manifatturiero fosse possibile la totale analogia con i rendimenti
finanziari tout court - non consente più di avere motivazioni
accettabili da parte degli imprenditori o capitalisti. Addirittura
questi preferiscono accendere mutui per investire in derivati di
dubbia natura. Stati in cui il denaro è abbondante preferiscono
investire nel debito di stati in difficoltà (come la Grecia et alter
da parte della Germania ad esempio) dando poi il là a nuove ‘bolle’.
[continua
la lettura]
gennaio 2011
Drive in policy
Che bello sarebbe avere un “premier”, un sindaco, un governatore,
consiglieri e parlamentari vari che la sera a cena, magari sentendo
l’adagio di Albinoni oppure Stabat Mater di Pergolesi o di Vivaldi o
di Rossini oppure Equinozi/Enakonočja conversassero con amici e
conoscenti su come portare investimenti al sud, come rendere ancor
più eccellenti le nostre università, come proteggere il nostro
suolo, come liberarci dalle cosche criminali attivando sì mille
orecchi di Dionisio, come attrarre investimenti stranieri, come
ridurre i tassi di povertà, come spegnere i focolai di guerra, come
fare un’Europa coesa e sensata, come renderci più liberi e
responsabili e meno attratti e bloccati dal disagio, come fare per
ridistribuire ai legittimi proprietari ovvero i lavoratori quell’8%
del PIL che invece è andato ad incrementare i profitti, come fare
per non essere schiavi della consolazione con il godimento
compulsivo e come liberarci dalle ansie inquisitorie e voyeuristiche,
come attivare davvero la sussidiarietà e liberarci da incrostazioni
vetero stataliste inefficaci… (AD)
dicembre
L’ASSOCIAZIONE INIZIATIVA EUROPEA attraverso il suo presidente,
Augusto Debernardi, sollecita il Governo italiano e la Presidenza
Europea ad intervenire con estrema sollecitudine per la liberazione
delle 250 persone (eritree, somale, sudanese, eritree, etiopi )
costrette in catene (letteralmente) da un gruppo di predoni che nel
deserto del Sinai pretendono dei riscatti.
Continua la lettura
Il Piccolo, edizione sia Trieste che Gorizia, ha pubblicato una
riflessione di Augusto Debernardi e Marina Moretti sulla fiera "Più
libri più liberi".
Leggi
novembre
Le ragioni di alcuni dati Istat a partire dalle condizioni
della sanità pubblica in regione FVG
18 novembre 2010, Augusto Debernardi
(sociologo clinico)
Il 17 novembre alla CISL di Trieste si è tenuto un importante
incontro sull’impatto della “crisi” sulla sanità nella ns regione.
Più che della crisi in senso lato si è detto da parte dei relatori
dal dott. Del Bello (Cisl medici) al dott. Zigrino (ex manager della
sanità triestina e di altre città) ad altri importanti primari cosa
succederà a seguito di scelte strategiche reputate errate da parte
della direzione regionale che ha soppiantato l’agenzia regionale per
la sanità e persino l’assessorato ed ha reso più burocratiche tutte
le procedure che segnano la vita di una qualsiasi azienda come il
semplice fatto di assumere una nuova unità di personale anche a
fronte di molteplici pensionamenti e mettendo di fatto in piedi una
organizzazione gerarchica, rigida, per niente federalista e dunque
limitatrice di ogni autonomia aziendale. Anche di quelle aziende
della sanità che a Trieste hanno i bilanci del 2009 in pieno avanzo
di utili. I loro utili sono così ripartiti: oltre 540mila €
l’Azienda per i servizi sanitari; oltre 43mila € l’azienda
ospedaliero-universitaria e oltre 265mila € il Burlo –i.r.c.s-. La
“crisi” generale, intesa forse come “babau” o entità da evocare per
dare ragione dei tagli è rimasta come contesto di sfondo, come
fantasma capace addirittura di far procedere nel miglioramento
(nuove razionalizzazioni e ristrutturazioni). Nessuno, anche se la
sanità è per lo più pubblica, si domanda mai se il tasso di
redditività del capitale, se il ricorso al capitale costante
(automazione e innovazione) agisce sulla occupazione e in che
misura, se il tasso di accumulazione e di profitto siano
ininfluenti.
Continua la lettura
Onestà e umiltà: ecco i rimedi per la politica
10 novembre 2010, Augusto Debernardi
(sociologo clinico)
Leggere che le gerarchie ecclesiastiche a livelli più e meno elevati
chiedano ai “cattolici” – io direi agli onesti, rispolverando quel
senso che Saba aveva abbinato alla poesia quando onesta, appunto -
di non esimersi dal fare politica ci fa dire che la situazione è
greve. Quando la politica rischia di fare schifo, è il momento in
cui si rischia di mettersi a fare politica. Perché? Perché la
riduzione della politica a chiacchiericcio, a pantano, ad aumento
dei costi degli interessi dei titoli pubblici, a deformazione
dell'umano in maschere del potere è di certo funzionale al potere
stesso. Che trova un altro, ennesimo modo per tenere lontano dai
suoi territori le presenze scomode di cittadini che abbiano voglia
di impegnarsi per un motivo ideale e non per partecipare al torneo o
alle torte, agli slam, agli spettacoli. Far apparire la politica una
palude a cui non val la pena partecipare è interesse di chi governa
la politica e di chi vorrebbe far a meno della politica. Però, forse
bisogna cominciare col dire, anche quando si invita alla discesa in
campo, che i costi della politica e della amministrazione sono
eccessivi rispetto alle rese. Allora l’appannaggio degli “eletti”
non dovrebbe mai essere superiore a quanto gli stessi avevano nella
loro vita privata con un tetto massimo di 4/5mila euro mensili.
Condizioni di lavoro eccellenti sì, certo, come si richiede a tutti
gli altri datori di lavoro. Stipendi che corrono se il prodotto è
verificato; anche se si vota “no” questo no deve avere motivazioni
chiare e definite. Sennò i bonus si trasformeranno in malus.
Esattamente come per gli altri pubblici dipendenti e non. E poi
domandarsi se davvero ci sentiremmo orfani o in lutto se
diventassimo privi di certe forme istituzionali elettive e non. Ne
dubito. Nel momento in cui la politica sembra ridotta a palude è il
momento in cui occuparsi di più di politica. Per risollevarla e
correggerla. Perché la politica debole è sempre la strada attraverso
la quale si affermano le dittature, visibili e invisibili, di certo
il mediatore dell’aumento dell’ eterodirezione nei nostri confronti.
La maggior colpa delle "debolezze" private del premier (a parte
l'aspetto triste e patetico delle vicende se confermate) è che
contribuiscono in modo determinante a tale indebolimento della
politica. E questo è una colpa grave. Come è colpa grave non capire
che prima o poi i nostri ragazzi si preoccuperanno della nostra
ignoranza mentre tutti noi ci occupiamo di non spendere per la loro
educazione, ma solo per il loro abbigliamento scolastico. Grandi nel
loro striscione. Patetico ridurre le loro gesta a disquisizioni di
illegalità.
agosto
Ammuina
6 agosto 2010, Augusto Debernardi
(sociologo clinico)
“Apparire” è la base della nostra società, forse della vostra.
Ammuina: il massimo rumore possibile. Non è proprio vero che il
tanto provenga da un regolamento militare della marina napoletana ma
ha un fondamento veritiero basato sull’esperienza di un ufficiale di
quella marina che già allora univa creatività ed ironia. Apparire
oggi è facile, ammuinando con immobili e società monegasche e
nostrane, con immobiliari e faccendieri o brokers per dirla in
maniera globalizzante. Magari anche con qualche pizzico di
criminalità più o meno organizzata. Sarebbe bello leggere che queste
relazioni fra “eletti” e persone poco di buono portassero a
ri-abilitazioni concrete. Chissà. Però vorrei ricordare che ci sono
cose che fanno meno rumore: una disoccupazione leggermente contenuta
rispetto alle idiosincratiche stime di parte grazie ad
ammortizzatori; un calo del 2,7% della produttività del nostro
lavoro anche se la agricoltura tiene; la correlazione troppo spesso
molto negativa fra produttività e salari; oltre 400 contratti
nazionali (dicensi semplificazione forse?); il 35% del titoli di
stato da piazzare entro settembre-dicembre p.v. sui 480miliardi di
euro necessari; la stretta pesante sulla spesa pubblica – per non
finire come uno stato europeo un po’ più ad est del nostro; mancanza
di sostegni alle trasformazioni necessarie; inneggiamento astratto
all’aziendalismo in ogni dove; livellamenti al basso intesi come
equità; appiattimento della cultura a soli spettacoli e fierette
togliendole ogni possibilità di orgoglio e di elaborazione
simbolica. Con qualche elezione procurata avremo ancor più ombre
silenziose che certamente non faranno ammuina.
Non solo cosa leggere, ma come
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di MB
Cari amici ClanDestini,
per una volta vorrei che si parlasse non del cosa leggere ma del
come leggere; perché mi sembra che ultimamente si legga allo stesso
modo in cui si guarda la televisione. Seduti, comodamente o meno, si
sceglie qualcosa di ben confezionato che ci distragga la mente:
magari un libro che ha già pronta una riduzione video. Si cerca
un’evasione o, peggio, un allontanamento dal reale: una bella storia
che non c’entri affatto con la nostra vita, che non ci inquieti. E
per, carità, poca poesia, che pare riservata a masochisti
intellettuali o alla meglio inguaribili romantici!
Eppure anche leggere è un lavoro, se non altro è un “andare
incontro” e presuppone un movimento del cuore e del cervello. Lo
scrittore, se è vero, ci offre il suo di lavoro e ci dà
l’opportunità di entrare a farne parte: chi scrive stipula un patto
con chi legge, perché senza un lettore nessuna opera ha un senso. Da
parte di chi legge invece esiste l’avventura della scoperta, l’uso
del proprio giudizio e la voglia, o meglio la gioia, di fare un
passo oltre, di crescere, di apprendere.
Non considero un libro buono se, una volta finito, io non mi senta
almeno un po’ migliore di quando lo ho cominciato: questo è il
criterio della letteratura, che è lo stesso dell’educazione.
Uno scrittore deve essere responsabile, cioè capace di risposta, di
ciò che scrive appunto; ma un lettore deve voler interrogare quello
che ha di fronte, non se lo può subire, come non può semplicemente
restare indifferente.
Perché allora è quello che succede? Perché Herta Muller o Cormac
McCarthy non hanno contrappunti italiani? Manchiamo di grandi
scrittori o i migliori non vengono pubblicati perché non verrebbero
letti, comprati?
Davvero siamo così disabituati a leggere bene, leggere il bello,
oppure il motivo è altro, è che leggere in questo modo sviluppa un
giudizio che a lungo andare può diventare pericoloso…
mb
cultural pride - orgoglio della cultura
Sotto il termine “cultura” ci è entrato di tutto, perfino la
necessità del possesso della patente b per dirigere un festival di
poesia. Sappiamo benissimo che alcuni significati attribuiti ed
attribuibili alla parola “cultura” grazie ad alcune connotazioni
sociologiche ed antropologiche hanno consentito un grande
affastellamento di oggetti, fini, obiettivi diversi e non sempre
a-conflittuali. Ma tutto passò e tutto passa. La grande
contaminazione dello spettacolo, condensato massimo del capitalismo
i cui effetti si dimostrano con una feroce instabilità, è
innegabile. L’abbordaggio da parte della componente politica
(amministrazione, gestione e imposizione dell’ordine sociale) è
stato altrettanto evidente: acquisti ed imposizioni con minimissimi
dispendi finanziari per tutto quanto attiene alla sussidiarietà
della pratica culturale– ovvero alla presenza e partecipazione
ed autonomia della cultura – (soggetti di base) e con dissipazioni
per il registro ed il regime dello spettacolo e dell’enfatizzazione
del cosiddetto evento – dimostrazione ennesima della falsità retta a
verità.
Ma c’è un’area che silenziosamente ha macinato semi per produrre
farina di incontri (veri), di riflessioni (vere), di formazione
permanente e collettiva (vera), di gioia (vera), di libertà di
scelta (vera), di ascolto (vero), di libertà espressiva (vera) –
anche quando è stabilito che solo l’individuo ha diritto di
obbediente cittadinanza - di produzione vera di cultura rizomatica,
ancorata al territorio degli scambi concreti e delle critiche
possibili. Libri, dischi, letture, booklet, concerti autoprodotti,
mostre di quadri in cui la spettacolarizzazione è elemento remoto o
secondario. Ricerca e messa in azione del dispositivo della
parola. Il dispositivo più terrificante per i giochi del potere
e per i suoi giocatori entusiasticamente proni. I media infatti per
lo più se ne stanno distanti e negano la notizia: troppo poco
mediatica, ovvero niente pubblicità niente informazione. Ovvio: chi
fa l’attore sociale non è parificabile al consum-attore.
Chi va in piazza e nella calle per raccontare poesia , la sua
poesia, per leggere la poesia dei grandi che hanno fatto la storia
culturale di un paese e di migliaia di persone o produce la sua
musica non è un consum-attore. L’agente culturale rivendica il suo
orgoglio, la sua produzione rizomatica, la sua produzione di cultura
vera. E’ ORGOGLIOSO.
Sa che la cultura non ha come fine primario quello di riempire
alberghi, di vendere prodotti anche immateriali: ma a questa logica
hanno voluto piegare ogni formato organizzativo moderno, anche dei
cosiddetti distretti facendo finta che la cultura sia come la sedia,
la barca da diporto (lo sapete che le barche da diporto hanno zero
come innovazione tecnologica e solo restyling, tanto per lo più
passano la loro vita ferme, dondolanti in qualche porticciolo o
messe sui cavalletti di qualche capannone), il mobile. Il vino
stranamente no. (gulp) Evidentemente la storia dell’organizzazione
della produzione economica (più o meno tendente al cartello ed al
monopolio per togliere esistenza e potere ad altri soggetti veri) è
estranea a questi ragionamenti che hanno invece avuto il plauso di
consum-attori della politica e della cultura della merce. Tutto è
merce.
In tempo di briciole cadenti dai tavoli imbanditi troppi silenzi
hanno ferito i nostri timpani e siamo arrivati all’emarginazione del
senso della cultura. Invece noi ne siamo orgogliosi. E ve lo
diciamo. Siamo in giro con gazebo per dirlo e per ricordarlo. Siamo
quelli che non chiedono assolutamente 150migliaia di euro per tre
giorni di “spettacolo”, no. Ma siamo quelli che sanno cosa è la
sussidiarietà e l’entificazione della società per evitare che
diventi comunità. Rivendichiamo il nostro diritto ad esserci. Non è
poco. E non si è senza cultura.
luglio 2010
Abbiamo ricevuto queste osservazione da un amico di Milano -
Paolo Barbieri - resposnabile ANSA per la politica e che era con noi
a Fiume all'incontro di poesia del 2 luglio.
Scrive queste osservazioni sul libro di Paolo Universo ricevuto da
Iniziativa Europea.
che gli ho dato.
PAOLO UNIVERSO, un poeta che non dimentichiamo e che non si fa
dimenticare da chi ha la fortuna e l'onore di leggerlo, come Paolo
Barbieri, Giornalista ANSA di Milano ed esperto della sezione
politica. Ecco ciò che ci dice:
Ciao Augusto,
Ho terminato di leggere ‘Dalla parte del fuoco’ di Paolo Universo.
Grazie per avermi dato la possibilità di conoscere questo poeta. Il
poema è veramente molto bello per tanti motivi. Ci sono nella
descrizione di Milano degli anni ’60 assonanze con ‘La ragazza
Carla’ di Elio Pagliarani ma anche con l’ultimo poema di Giancarlo
Majorino ‘Viaggio nella presenza del tempo’. Sarebbe interessante
approfondire queste tematiche. Chissà che un giorno a Trieste o a
Milano si possa discutere in modo approfondito del poema di Paolo
Universo legandolo proprio a queste altre opere. Una cosa che mi è
piaciuta è anche la grafica utilizzata in alcune pagine per rendere
più efficaci alcuni versi. Mi ha ricordato la poesia ‘Bomba’ di
Gregory Corso che Lawrence Ferlinghetti redasse a forma di bomba
atomica e di fungo nucleare. Tanti saluti e buona estate anche a
Marina. Paolo.
giugno 2010
PER I VOLONTARI CHE VOGLIONO SAPERE FATTI E VERITA' E
TRASTULLARSI UN PO' MENO CON LE VARIE CORRENTI CHE SI AUTOCELEBRANO
NELLA LORO RAPPRESENTANZA MIMANDO LA MESSINSCENA DELLA POLITICA CON
STILI PIU' O MENO IMPRENDITORIALISTICI.
Nelle giungle della Birmania Orientale, dal 1949 il popolo Karen
sopravvive al tentativo di assimilazione violenta condotto contro di
esso dal governo birmano, una brutale dittatura militare che non
riconosce il diritto all'autodeterminazione delle numerose etnie che
vivono nel paese.
Negli ultimi 60 anni, migliaia di villaggi sono stati dati alle
fiamme, la popolazione civile è stata colpita con esecuzioni
sommarie, attacchi armati e deportazioni, stupri sistematici,
riduzione in schiavitù e con la devastante presenza di mine antiuomo
nei campi e attorno alle abitazioni.
120.000 Karen sono ospitati in sovraffollati campi profughi in
territorio tailandese, mentre quasi mezzo milione di persone vivono
in condizione di "rifugiati interni" : sono uomini, donne e bambini
nascosti in villaggi di fortuna nella giungla, in costante stato di
allarme, costretti a fuggire all'avvicinarsi delle truppe birmane
per non subirne le violenze.
Il compito di proteggere questi rifugiati inermi spetta all'Esercito
di Liberazione Nazionale (KNLA), una forza armata costituita da
qualche migliaio di volontari che si battono con lo scopo di
ottenere l'autonomia per la regione Karen, sono in prima linea anche
nella lotta produzione ed al traffico di droga. Di una intransigenza
esemplare nei confronti di quella che considerano una sciagura per
le società che ne vengono investite, i Karen attaccano e distruggono
i laboratori di produzione di eroina e di anfetamine (quasi ovvio
si potrebbe semplicisticamente dire).
L'assistenza sanitaria ai profughi interni viene fornita da alcune
piccole organizzazioni internazionali, che agiscono nella regione
Karen.
Collaborando con il Dipartimento per la Sanità e il Welfare
dell'Unione Nazionale Karen, queste organizzazioni costruiscono
cliniche di bambù e le riforniscono di farmaci, cercano di formare
personale paramedico locale attraverso dei corsi, costruiscono dei
piccoli villaggi agricoli allo scopo di dare un riparo ai profughi.
Ogni anno, medici e infermieri stranieri si introducono nella
regione per prestare cure a decine di migliaia di persone..
A SUO TEMPO INIZIATIVA EUROPEA INVITAVA A SPENDERE MENO PER FIERE E
FIERETTE, RICORDANDO I BISOGNI DI HAITI ETC... : MAI COSA PIU'
SENSATA ED OVVIAMENTE TANTO INASCOLTATA ED IRRISA. INSISTIAMO...
PER NON DIMENTICARE.
maggio 2010
Chiesa e pedofilia.. ah si? - di Augusto Debernardi
Ho avuto notizia che in un liceo cittadino si annuncia una assemblea
su chiesa e pedofilia. Pare che si sia levata una sola voce a dire
qualche cosa di sensato invocanti attenzione - una prof. di lettere
-. Direi che vanno ricordate le parole seguenti consigliate a tutti
gli studenti e familiari vari, docenti di religione: "Ci sono
casi di abusi sessuali che vengono alla luce ogni giorno contro un
gran numero di membri del clero cattolico. Purtroppo non si può più
parlare di casi individuali, ma di una crisi morale collettiva che
forse la storia culturale dell'umanità non ha mai conosciuto in una
dimensione così spaventosa e sconcertante. Numerosi sacerdoti e
religiosi sono rei confessi. Non c'è dubbio che le migliaia di casi
venuti a conoscenza della giustizia rappresentino solo una piccola
frazione dell'ammontare autentico, dal momento che molti molestatori
sono stati coperti e nascosti dalla gerarchia" (Joseph Goebbels,
Ministro della propaganda del Terzo Reich, Discorso del 28 maggio
1937). Pare allora chiara una cosa: non basta affatto pensare
che “salvati i fanciulli e le fanciulle dalla chiesa” tutto il resto
è O.K. Meglio ricordare per bene le parole del poeta “la violenza
c’è e c’è stata perché è mancata la tenerezza”. E sotto un altro
aspetto va ancor più ricordato ed insegnato che occorre riformare il
rapporto esistente fra gli adulti che guidano i giovani e gli
allievi ed impedire che si abusi, per qualsiasi motivo, della
propria autorità. E ciò vale anche in tutti gli altri campi.
4 maggio 2010
febbraio 2010
Attenzione alla seduzione mediatica
Nei primi giorni del mese si è evidenziato a livello della stampa
regionale il problema della partecipazione alle varie fiere più o
meno locali.
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi in merito, corredata
della rassegna stampa.
“Cosa direbbe Franco Basaglia, oggi, della psichiatria ed
ovviamente dei suoi addetti”? Un'ipotetica risposta come contributo
alla domanda che, sempre ipoteticamente, fa il prof. Rovatti a
Franco Basaglia. Di Augusto Debernardi.
Leggi.
Questo articolo apparso sul Messaggero Veneto ci è stato mandato
dall’amico Andino, uno dei pochissimi consiglieri del CSV che si è
opposto come ha potuto a certe spese e per il tanto fu pure
eliminato dalla carica di Vice Presidente del CSV del FVG. Forse ciò
che è apparso sul quotidiano friulano segue, probabilmente,
l’intervento fatto da Augusto Debernardi al Centro Balducci di
Zugliano (UD) in occasione del 1° FESTIVAL “PACE/POESIA”. E’ un
pezzo che aggiunge riflessioni inattese e chiama in causa molte
attenzioni che sembrano essere state distratte. E forse il
volontariato non può essere disattento troppo a lungo.
Leggi
l'articolo.
gennaio 2010
L'associazione Iniziativa Europea presenta
il testo della conferenza del poeta argentino Hugo Beccacece
insignito a Trieste del premio "Scritture di Frontiera", premio
Umberto Saba, a cura dell'Associazione Altamarea con la direzione
Rina Rusconi e la collaborazione del PEN Club Trieste.
In edicola
Sul n. 143 del gennaio 2010 della Rivista ArteCulturaTrieste,
Hammerle Editori in Trieste –
www.artecultura.it - segnaliamo due articoli di due esponenti di
Iniziativa Europea. Il primo a pag. 14 esce dalla penna di Lucio
Gregoretti ed ha per titolo “Luci e ombre a Kiev”. E’ un bell’affresco
della città ucraina che prende in considerazione la storia e i
contrasti della società del danaro facile e i valori ancestrali. Il
secondo a pag. 26, pur con qualche refuso, è di Augusto Debernardi e
si interroga in prossimità del convegno internazionale “Cosa è la
Salute Mentale?” che si terrà a Trieste dal 9 al 13 febbraio 2010
sull’omologazione delle idee e sul conglobamento delle prassi. Un
testo che proponiamo nella edizione integrale e col titolo
originale. Un testo che significa anche un omaggio ad un giovane
ricercatore, il dott. Alessio Nesi.
Leggi l'articolo di Augusto Debernardi
dicembre 2009
CONFCONSUMATORI – TRIESTE - ASSOCIAZIONE INIZIATIVA EUROPEA
(comunicato stampa)
All’inizio dell’estate abbiamo tenuto presso la sede del CSV
(CENTRO SERVIZI VOLONTARIATO) di Trieste un importante convegno sul
tema del “Budget di cura personalizzato e autogestito”. Abbiamo
posto davvero sul tavolo le soluzioni per un’effettiva centralità
del cittadino, responsabilizzandolo a livello della programmazione e
del rendiconto. Ma con ampia libertà di spendere i soldi dati
direttamente a lui. E il 12 dicembre ne abbiamo anche parlato a
Catania in occasione di un convegno sulle famiglie sempre
organizzato dal CSV Etneo. La Confconsumatori di Trieste, unitamente
alla mission sociale di Iniziativa Europea, ha sempre insistito
sulla illegittimità amministrativa che costringe i parenti a pagare
le rette per i propri cari non autosufficienti.
Segnaliamo che la Regione Veneto il 26 novembre scorso ha
definitivamente approvato il FONDO PER LE PERSONE NON
AUTOSUFFICIENTI. Esso potrà erogare indennità medie mensili (o
l'equivalente in prestazioni) pari a 1.350,00 euro per i non
autosufficienti assistiti a domicilio e di 2.700,00 euro per quelli
accolti in strutture protette. Le persone assistite potranno
beneficiare del fondo scegliendo liberamente se ricevere prestazioni
sociosanitarie e socioassistenziali oppure buoni o assegni di
cura, da spendere per pagare servizi domiciliari, centri
diurni o strutture residenziali. E possiamo anche ricordare che a
questo fondo potrà accedere il 2% della popolazione del Veneto,
ovvero i possibili non-autosufficienti pari a ca 90mila persone.
>>Come abbiamo sempre detto e indicato: si può davvero fare per
aiutare le famiglie e i diretti interessati senza trasformarli in
“minus” a priori.
Buon Natale a tutti
Avv. Augusto Truzzi, presidente
Confconsumatori
Dott. Augusto Debernardi, presidente Iniziativa Europea
Principi d’architettura per un’Euroregione al servizio dei popoli
(nota inviata alla stampa)
L’associazione Iniziativa Europea si è data in questi anni
parecchio da fare per stimolare dal basso l’Euroregione. Ha
promosso, attraverso l’arte e la poesia, i dialoghi dei poeti dell’euroregione
e instancabilmente ha tessuto rapporti anche con Alpe Adria fino a
presenziare agli incontri di Linz.
Ed eccoci: Galan, Dorfler e Tondo, cioè Veneto-Karinzia-Friuli
Venezia Giulia finalmente all’intesa con sullo sfondo la Slovenia,
che non ha ancora le regioni, e la Croazia che è nell’anticamera
europea. Siamo vicini e Trieste diventa sede di riferimento
(para-capitale). Ma si è fatto anche tesoro delle sonore sberle che
l’Europa “unita” ha ricevuto dalla bocciatura della costituzione e
del ripiegamento sul trattato. Abbiamo visto cioè l’insofferenza
delle nazioni – non solo dei popoli comunemente intesi – quando
cedono pezzi di sovranità senza ritorni coerenti ed abbiamo
assistito ad una dilatazione dei poteri di neo burocrazie. Quando
ciò accade è molto meglio ripiegare su un’alleanza funzionale,
architettura che si adatterebbe assai bene anche alla neo
euroregione. Ciò significa: integrazione per alcune materie (anche
attivando nuove istituzioni capaci di elidere le vecchie) come
sicurezza, educazione, formazione,’assistenza sanitaria di area
vasta (finalmente tale), la cultura di distretto euroregionale (guai
se provinciale), standard industriali e ambientali. Per altri
settori dove le sovranità convergono ma non sono cedute conviene
lasciare molta flessibilità. Però il presidente del gruppo
territoriale di cooperazione dovrà avere potere di scrivere l’agenda
ed il consiglio diventare l’organo decisionale del fare. Se
riusciamo a non essere distratti alcune chance sono dietro l’angolo.
Augusto Debernardi e Marina Moretti
ottobre 2009
Leggi
la riflessione di Augusto Debernardi intitolata Disastri e
catastrofi: la previdenza è ancora possibile nel capitalismo
invisibile? (dedicato a Luciano Morandini).
settembre 2009
Leggi
la riflessione di Augusto Debernardi e Marina Moretti su paura e
libertà in seguito all'attentato di Kabul.
Leggi
il saluto degli amici a Luciano Morandini pubblicato su il
Messaggero del 18 settembre.
giugno 2009
Leggi (e firmala!) la lettera aperta alle istituzioni sul
confronto tra le iniziative culturali.
Leggi la riflessione consecutiva alla lettera aperta.
Leggi la riflessione
di Ivan Crico sullo stesso argomento.
aprile 2009
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi e Marina Moretti sul
25 aprile e sull'accoglienza dei Paesaggi di resistenza
marzo 2009
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi
sulla crisi attuale, in cui viene argomentato ilk raffronto tra
condizione dell'Italia e dell'Europa.
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi
e Marina Moretti sulla cultura "interinale", che è stata anche
pubblicata dal Piccolo il 26 marzo (disponibile qui).
Leggi
l'intervista ad Augusto Debernardi pubblicata sul Piccolo del 26
marzo ad opera di Laura Tonero a proposito dell'insicurezza della
società triestina.
gennaio 2009
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi su quanto è cambiato
da quando, nel 2007, fu presentato il libro Poems from
Guantanamo: il potere e l’ingerenza.
dicembre 2008
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi su "Euroregione e
controllo sociale" che è stata in parte affrontata nell'incontro del
9 dicembre scorso, nell'ambito del
WORKSHOP SUI DIRITTI DI CITTADINANZA E L’EUROREGIONE.
Leggi
il resoconto di Augusto Debernardi sull'esito di due progetti
proposti da Iniziativa euroepa al CSV.
novembre 2008
Leggi l'analisi di Augusto Debernardi sul nuovo libro di Willer Bordon, senatore fino al 2008.
Leggi la lettera di risposta al CSV regionale per la frustrazione di un progetto
presentato sul budget di cura.
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi
pubblicata su Trieste Arte & Cultura in merito all'editoria rizomatica.
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi a proposito di anziani e budget di cura.
Leggi la riflessione di Augusto Debernardi a proposito del caso di Eluana Englaro.
ottobre 2008
Leggi la riflessione di Augusto De bernardi in merito alla morte di Achille Ardigò
luglio 2008
Lettera al Consiglio Direttivo del CVS - elaborato dell'
assemblea delle associazioni del volontariato di Trieste durante l'assemblea del 21 luglio 2008.
LUGLIO 2008
Al Direttore de Il PICCOLO - lettera di Augusto De Bernardi sul futuro del volontariato, pubblicata il 24 luglio.
giugno 2008 - LO SCENARIO EUROPEO E LE SPINTE NAZIONALI
La nostra Associazione INZIATIVA EUROPEA ha tenuto, nella sua sede, in questi giorni un suo seminario ristretto ai soci ed ai suoi volontari per analizzare un po’ il no irlandese. La riflessione proposta dal suo Presidente – dott. Augusto Debernardi – è la seguente ed è stata condivisa pienamente. Viene proposta al grande pubblico attraverso il sito di INEUROPA. Come sempre è possibile interagire attraverso lettere mail o contatti diretti.
Leggi l'intervento di Augusto De Bernardi sullo scenario europeo e le spinte nazionali
giugno 2008
Una riflessione di Augusto De Bernardi e Marina Moretti su politica e poesia.
Leggi
luglio 2007
Europa - articolo di Augusto Debernardi pubblicato su Il Nuovo del 6 luglio 2007 (file formato pdf, 32 KB)
Cari amici del volontariato - di Augusto Debernardi (file formato pdf, 25 KB)
maggio 2007
Trieste e il distretto culturale - intervento di Marina Moretti su Il Nuovo del 25 maggio 2007 (file formato pdf, 1.14 MB)
marzo 2007
Certamen (file formato pdf, 14 KB)
febbraio 2007
"A proposito di lavoratori, tute blu e vestaglie blu...." (file formato pdf, 10 KB)
novembre 2006
"Report dall'età libera: il progetto Elderly Poetry/Aetas Poetica la poesia della e nella terza età come pratica di ri-costruzione di senso dal titolo - IL VOLO DELLA FARFALLA DI SCHROOTS" (file formato pdf, 39 KB)
Sull'antologia poetica IO E' UN ALTRO / YO ES OTRO (file formato pdf, 12 KB)
settembre 2006
Distretti culturali (file formato pdf, 72 KB)
maggio 2006
Mezza parete (file formato pdf, 17 KB)
O la Borsa o la vita (file formato pdf, 25 KB)
Aprile 2006
In margine all'economia solidale ... (file formato pdf, 14 KB)
Plotino (file formato pdf, 11 KB)
Diritti umani con gli avvocati (file formato pdf, 23 KB)
Febbraio 2006
La società del rischio (file formato pdf, 14 KB)
2005
A lezione da Luigi - le pensioni viste da un vero protagonista (file formato pdf, 54 KB)
Difficile fare cultura dal basso (file formato pdf, 14 KB)
Diritti umani con gli avvocati (file formato pdf, 23 KB)
Forma culturale dell'Unione Europea (file formato pdf, 31 KB)
La cultura: strumento ed obiettivo per l'Europa (file formato pdf, 60 KB)
L'identità interinale (file formato pdf, 38 KB)
Italia su, Italia giù: la cultura degli eventi sullo sfondo della complessità europea (file formato pdf, 10 KB)
La società orizzontale come costituente della cittadinanza europea (file formato pdf, 15 KB)
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